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L’arena di Verona
L'arena di Verona

L’arena di Verona

l’Arena di Verona ha una storia particolare che forse non tutti conoscono. Tuttavia, in un periodo di pessimismo e senso di colpa, qualcuno è stato capace di creare una leggenda alquanto bizzarra sulla costruzione dell’anfiteatro veronese.

Siamo nel Medioevo ed il protagonista di questa leggenda è un gentiluomo veronese che aspetta le prima luci dell’alba per veder eseguita la sua sentenza di morte. Non abbiamo idea del perché questo individuo si trovi in cella, si narra solamente di una sua accusa per atti molto gravi. L’uomo è quindi solo nella cella, disperato e terrorizzato all’idea di morire.

Le sue urla vengono percepite dal diavolo, che si presenta nella sua cella con una promessa di salvezza. Il suo piano è semplice: dare alla città di Verona un immenso teatro in grado di ospitare eventi e manifestazioni in cambio della libertà dell’uomo. Prendendosi il merito della costruzione dell’anfiteatro il condannato potrà avere salva la vita, ma in cambio il diavolo gli ruberà l’anima. Il patto e semplice e chiaro e l’uomo, troppo spaventato dalla morte, decide di accettare.

 

Nella notte un esercito di demoni provenienti dall’inferno si riversa nella piazza principale della città ed inizia la costruzione della mastodontica opera. Il condannato alla vista delle creature infernali e all’idea di diventare uno di essi si pente amaramente ed inizia a pregare la Vergine Maria perché lo liberi dal patto stipulato con il principe delle tenebre. L’opera era quasi terminata quando, ad un tratto, le campane di una chiesa iniziarono a suonare le note dell’Angelus: Maria aveva sentito la preghiera del condannato e aveva mandato i suoi angeli a suonare le campane anzitempo.

I diavoli si spaventarono e fuggirono via prima di poter completare l’opera, sprofondando nuovamente nelle tenebre. L’Arena era quindi incompiuta e il diavolo aveva perso la sua preda. Il condannato invece si salvò lo stesso, in quanto aveva comunque fornito alla città di Verona un teatro meraviglioso.

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