Come può un amore verso l’altro essere davvero sano se non nasce prima da una relazione solida con se stessi?
Ci hanno insegnato che amare significa donarsi, cedere spazio, fare un passo indietro per l’altro; è una narrazione affascinante, quasi eroica, ma incompleta. L’amore non nasce dal sacrificio continuo bensì dall’incontro tra due presenze intere. Quando ci svuotiamo per essere accettati, ciò che offriamo non è amore ma bisogno, e il bisogno, anche se travestito da dedizione, chiede sempre un conto.
Amare senza in primis amarsi porta a confondere la cura con l’annullamento, si resta in relazioni che consumano, si giustificano silenzi e mancanze, si abbassa l’asticella pur di non restare soli. In questi casi l’amore diventa una prova di resistenza invece che uno spazio di crescita. Non è mancanza di sentimento bensì mancanza di radici perché senza un centro solido ogni legame rischia di diventare una deriva.
Amarsi non è narcisismo né egoismo, è un atto di responsabilità e coraggio verso se stessi e verso gli altri. Significa conoscersi, riconoscere i propri limiti, dire dei no che proteggono e dei sì che non tradiscono. Chi si ama sa scegliere, sa andarsene, sa restare e soprattutto non chiede all’altro di colmare vuoti che spettano solo a lui.
Quando l’amore per se stessi è saldo, anche l’amore verso gli altri cambia tono, diventa più leggero, meno ansioso e più libero. Non cerca più conferme continue perché non nasce dalla paura. È un amore che accompagna senza trattenere, che desidera senza possedere. In questo equilibrio sottile l’amare smette di essere una lotta e diventa un dialogo tra due anime libere che si riconoscono e si scelgono ogni giorno.
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