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INCONTRI INASPETTATI

Autobus direzione Venezia, affollato. Io siedo non lontano dall’entrata, la mia attenzione si sposta distrattamente ora al ben noto paesaggio che scorre fuori dal finestrino, ora agli altri viaggiatori, abituali e non: Maria, un’anziana signora che occupa sempre lo stesso posto, il primo dietro all’autista, va a prendere la nipotina all’asilo, cosa di cui non manca di discutere quotidianamente con la vicina di posto; un uomo di mezza età, vestito elegantemente, valigetta, orologio costoso, mi stupisce sempre, come capitato lì per caso ogni giorno sale, uno sguardo disorientato attorno, un sospiro e si mette in parte; studenti, volto noto, stanco, borsa pesante di libri. E poi gli occasionali, che salgono, con quella punta d’eccitazione all’aspettativa di un viaggio di piacere. Di fronte a me quella mattina noto un uomo sulla quarantina, mai visto prima. Una figura interessante, gli domando se desideri sedersi. Lui, con un sorriso ed uno sguardo indagatore che mi rendono nervosa, risponde che preferisce restare in piedi. Va a Mestre, dice, mancano poche fermate. Mi domanda il mio nome, si presenta, Luigi. Non mi stupisco della sua voglia di conversare, come mi aspettassi qualcosa. Osserva con interesse il libro che sto leggendo: Delitto e Castigo, Dostoevskij. Ah, Dostoevskij, mi dice essere uno dei suoi autori preferiti. Ha anche imparato un po’ di russo, da ragazzo aveva vissuto per un periodo a Mosca. Studiava letteratura. Aveva anche insegnato per un po’ in Inghilterra, a Bristol. Poi di nuovo in Italia, si era iscritto a Filosofia, Roma. Quella mattina andava ad una conferenza, qualcosa riguardo alla possibilità di infiniti mondi. La sua fermata, arrivederci. Velocemente com’era entrato, scende. Improvvisamente la mia giornata mi appare terribilmente banale e sono inquieta. Mi domando se lo incontrerò ancora. Il suo racconto sembrava tutt’altro che terminato, sentivo che c’era qualcosa di non detto, ed io avevo ancora molte domande da fare…


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